DIARIO DI UN SINDACO | Il potere burocratico è una propaggine di quello politico e ne è servo sciocco

FB_IMG_1470591418029Cari amici, buonasera e buona domenica. Faccio alcune considerazioni con voi anche per avere il vostro parere e per renderci conto, tutti insieme, come e perché Marcianise è precipitata nel tunnel dove io l’ho trovata il 29 giugno scorso, quindi poco più di un mese e mezzo fa (non un quarto di secolo fa), quando mi sono insediato come sindaco. Sono considerazioni che scaturiscono dalla vicenda del velodromo che ormai è una mia fissazione quotidiana.

Il velodromo, un gioiello a livello italiano per la pratica sportiva, è stato di fatto abbandonato, quasi rifiutato, inteso come un rifiuto. Nessuno ha voluto metterci le mani, nessuno ha voluto capire perché una tribù di Caivano l’aveva occupato e ne era diventata padrone. Nessuno. Né il potere politico che aveva solo l’interesse a non smuovere le acque perché erano troppe le cambiali che aveva firmato con gruppi di potere e con esponenti malavitosi, né il potere burocratico che storicamente a Marcianise è una propaggine di quello politico e ne è servo sciocco. Non occuparsi del velodromo è la più grande vergogna, secondo me, della nostra città: quella piscina montata accanto alla pista, con l’acqua che vi deborda perché l’acqua è di tutti e quindi non è di nessuno, è il segno di una grande sconfitta collettiva. Ma non è solo il velodromo: la sconfitta traspare chiara da tutto il nostro atteggiarci nei confronti del bene pubblico, del patrimonio comunale. Mi farebbe piacere molto avere un’analisi su questo punto da Salvatore Delli Paoli che ha studiato molto le motivazioni sociali, storiche e psicologiche del passato e del presente circa il rapporto tra pubblico e privato nella nostra comunità. Che cosa si intende per pubblico e che cosa si intende per privato a Marcianise?

È attorno a questa domanda che ruota la nostra sorte; soltanto rispondendo a questa domanda noi potremo capire un giorno perché i nostri cortili sono belli e puliti e le nostre strade sono scassate e sporche, perché in centinaia se non in migliaia cadono nelle buche e si fanno risarcire su suggerimento di chi svolge le pubbliche funzioni, perché una concessione edilizia è una corsa a dimostrare chi è più furbo e quindi una corsa a dimostrare che gli altri sono fessi perché rispettano le norme, perché una piazza di un paese vicino è una bella piazza e la nostra è devastata, perché il nostro ospedale è il più bello di tutti ma è tra quelli che funziona di meno e tutti quelli che vi lavorano dicono che sono dispiaciuti che funziona così ma poi non fanno nulla per cambiare tutto. Ora queste non sono domande di un sindaco che sta incazzato e di domenica sta anche un po’ depresso perché fa il bilancio della settimana e si mette le mani nei capelli (che non ha) chiedendosi dove è finito e che possibilità concreta ha di cambiare le cose. Sono le domande che faccio a me e a voi per capire dove possiamo e dobbiamo arrivare. Le faccio dopo aver studiato oggi, domenica, un po’ di carte che sono riuscito a reperire per cominciare da domani ad affrontare il problema (vasto) della tutela e della valorizzazione del patrimonio comunale: carte con dati approssimativi ma abbastanza orientativi.

Credo di aver capito da questi fogli volanti che ci sono degli abusivi che a nostre spese occupano locali nostri (comunali, quindi di tutti i marcianisani) nella scuola Novelli, nella scuola Pizzetti, nella scuola Cavour, nel velodromo ovviamente, nell’ex pretura a via De Felice, nel vecchio macello comunale. Non è finita qui: abusivi occupano a nostre spese anche un appartamento in via Verdi, un fabbricato in via Paolo De Maio e un palazzo in via Gemma. Nell’ambito dei costi della collettività (perché questi signori stanno lì dentro e paghiamo loro acqua, luce e in alcuni casi anche il gas), vanno segnalati anche altri costi un poco strani. Paghiamo il fitto per un appartamento a via Verdi adibito a uffici giudiziari (che non ci stanno più), poi un altro appartamento in via De Felice per l’archivio del tribunale (che non c’è più) e contemporaneamente non riusciamo ad incassare un fitto da oltre mille euro al mese da un bar in piazza Umberto I che è deliberatamente moroso. Io spero che questi dati siano superati, non aggiornati; lo spero ma credo che siano purtroppo attuali e veritieri.

Per me è una grande pena sapere tutto ciò, al di là delle responsabilità penali e contabili che certo non devo stabilire io e che spero i dirigenti comunali abbiano esaminato perché è un loro dovere. È una pena, come lo è (scusate se mi applico su particolari che sembrano marginali) quella luce dimenticata accesa dal primo agosto nell’asilo nido comunale in via Catena che al momento non riusciamo a spegnere perché i vigili urbani nel giorno festivo non trovano le chiavi e che spero spegneremo domani che è lunedì, un giorno feriale. Quella luce la paghiamo noi ovviamente.

Lo vorrei dire a tutti questi politici (ipocriti) che hanno governato la città nel corso degli anni, e per molti anni, e ai loro sodali (avvocati e ingegneri sul loro libro paga: gente che ha guadagnato milioni di euro e ora non riesce a capacitarsi che l’aria è cambiata); lo vorrei dire a loro che continuano ad attaccami e a denigrarmi perché mi sono permesso di far rispettare le regole. Lo vorrei dire a quelli che hanno fatto precipitare Marcianise in questo tunnel senza luce, badando a come fare gli affari propri e a come favorire quelli della camorra: a volte penso che il loro posto sia quello di una serra, in campagna, circondati, chiusi a chiave, su un terreno inquinato dai loro amici. Beh, sto davvero incazzato. Buonasera a tutti. È stata una settimana molto dura, ce ne aspetta un’altra che neanche sarà facile. Speriamo di resistere. A domani! ‪#‎abbassogliebeti‬

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One thought on “DIARIO DI UN SINDACO | Il potere burocratico è una propaggine di quello politico e ne è servo sciocco

  1. Giovanni Marino

    Finalmente qualcuno che ha a cuore la nostra città. Grazie continui cosi ! I cittadini sono con lei.

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