DIARIO DI UN SINDACO | La mancanza delle regole mi ha fatto imbestialire

FB_IMG_1470591418029Eccoci qui. Sono furibondo, fuori dalla grazia di Dio, imbestialito. Ho concluso a tarda sera una riunione in Comune, con tutti i dirigenti e con il segretario generale. Una riunione già prevista, cui partecipavano tutti gli assessori; un’occasione per fare il punto su tutte le questioni aperte, sui dossier che abbiamo raccolto in questo primo mese e mezzo di amministrazione. Perché sono imbestialito? Perché non tutti hanno capito, in Comune, che l’aria è cambiata.

L’incontro è cominciato alle tre del pomeriggio, l’ho dovuto interrompere prima delle otto quando ho cominciato ad agitarmi. Chi era in piazza forse ha sentito le mia grida. Per ora mi fermo qui, non vi dico che è accaduto: lo potete immaginare molto facilmente. Dopodomani giovedì ho convocato di corsa un’altra riunione, vediamo se veramente capiscono. Io continuo a chiedermi: dove sono capitato? Non entro nei dettagli anche perché non ho la forza di raccontarli e al momento non è il caso (vi dico solo che ho chiesto al segretario generale di cominciare a verificare l’ipotesi di un procedimento disciplinare per quei dipendenti che ci hanno fatto perdere ventimila euro di contributi dalla Camera di Commercio, come già vi ho raccontato). Vi devo però dire alcune cose essenziali su ciò che abbiamo fatto prima della riunione.

Stamattina abbiamo avviato la pulizia dell’asilo nido (a proposito, siamo riusciti a chiudere la luce che era rimasta accesa da inizio agosto…) e abbiamo concluso la “deforestazione” del ponte di ingresso principale a Marcianise dal vialone. E’ un altro ponte. Ma Marcianise servizi non ha fatto in tempo a pulire che ad inizio rampa è passato un bastardo e ha lanciato dall’auto una busta nera piena di immondizia. Imbecilli. Come imbecilli sono quei dodici della tribù di Caivano che occupano il velodromo a nostre spese: stamattina sono andati i vigili urbani per il terzo giorno consecutivo, ormai non molliamo la presa; se ne devono andare. Come imbecilli sono quelli che hanno devastato la tensostruttura della scuola Aldo Moro. Ma li prenderemo; stamattina il dirigente scolastico è andato dai carabinieri e ha presentato la denuncia, l’Arma è già al lavoro ed è sulla buona strada.

Mi fermo qui perché non ho più forze e sono imbestialito. Per una sera mi affido alle parole degli altri. Trascrivo qui un recente intervento di Salvatore Delli Paoli (di risposta ad un mio recente post) che spiega perché abbiamo vissuto giorni bui nel corso degli ultimi anni a Marcianise e perché continuo a trovare enormi difficoltà, soprattutto in municipio, per cambiare rotta.
Ecco quanto scrive Salvatore.
“In sede storica, che è l’unica che mi compete, si può disquisire sulle ragioni del degrado attuale, ma non si può non convenire sulla tesi che ad animare lo scarso senso civico, foriero di più gravi atteggiamenti vandalici o addirittura criminali, sia stata l’esistenza in loco, a partire addirittura dal Settecento e poi predominante nell’Ottocento e dei primi cinquant’anni del Novecento di un blocco di potere parentale affaristico, costituito dal partito dei signori, che sfruttando i potenti mezzi di controllo sociale offerti dagli enti pubblici come la casa Santa dell’Annunziata (AGP), divenuta, a partire dal 1861, Congregazione di carità, ha alimentato, ben prima e ben più a lungo di altre realtà territoriali, la mala pianta del clientelismo più becero, del paternalismo più avvilente e dell’illegalità più diffusa. Abituata a tali rapporti con il potere, moralmente degradati, la popolazione ha sempre più sentito il “pubblico” come estraneo a se stessa e, chiusa com’era nella cappa dei propri bisogni primari, ha abdicato ben presto all’ingenuità di credere che i propri diritti potessero essere riconosciuti per via legale: da qui il ricorso all’amico, al potente, all’amico dell’amico. La nobile lotta di Domenico Santoro alimentò per pochi anni tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento (Santoro morì nel 1903) la speranza di riscatto, ma il suo sogno si infranse contro le forze oscure ed inquietanti della reazione più occhiuta, ritornata di lì a pochi anni a dominare durante il ventennio fascista, durante il quale i signori vestirono tutti di orbace. Né la situazione è mutata una volta che quel blocco di potere si è infranto, almeno nelle forme tradizionali: i vecchi signori, nei primi anni repubblicani, si sono riconvertiti, a volte mutando casacca ma non abitudini, e la vita pubblica ha continuato sui vecchi percorsi del clientelismo, che è il sistema pubblico attraverso il quale l’individuale la vince sul collettivo, attraverso il quale l’egoismo singolo viene premiato al di sopra e contro il diritto degli altri. E quando una classe politica nuova, stavolta di estrazione popolare, è riuscita faticosamente, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, ad affrancarsi dalle vecchie sudditanze, su Marcianise si è abbattuto il ciclone dell’industrializzazione e della trasformazione impazzita. Così la città si è gonfiata di popolazione e di case, soprattutto di case, grazie ad un abusivismo che a Marcianise, non a caso, ha conosciuto indici da vertigine. Si pensi che oltre tremila furono le pratiche ammesse al primo generale condono dell’abusivismo a Marcianise, senza contare quelle che non sono state neanche esaminate, perché inammissibili, avendo i cittadini costruito su aree di pubblica utilità, o di rispetto come nel caso di un intero quartiere nato a ridosso del cimitero. Dove erano le pubbliche istituzioni mentre questa diffusa illegalità si realizzava sotto i loro occhi, se non con la loro complicità? Ma dove sono state le pubbliche istituzioni almeno nell’ultimo ventennio fino ad oggi? Cosa hanno fatto dinanzi ai mille problemi posti dalla comunità, se non seguire la corrente, senza pensare in maniera seria ad un progetto capace di creare o di far funzionare in maniera adeguata, quando pure fossero state realizzate, quelle strutture che rendano la vita appena vivibile, come, ad esempio, nel complesso (circa seimila persone) costituito dalla 167? In un suo scritto di qualche anno fa, il mai troppo compianto Pietro Zinzi, uno dei pochi che ha lottato con coraggio contro la marea montante del disinteresse generale, sottolineando lo scarso senso civico presente a Marcianise, giungeva alla conclusione che i marcianisani, almeno nella gran parte, fossero così perché discendenti dagli ostrogoti, che pure a Marcianise si sono insediati per qualche tempo del Medioevo più lontano. Un marchio genetico dunque peserebbe sull’etnia locale, un che di barbarico e di sottilmente ribellistico e vandalico. No, mio carissimo amico Pietro, i marcianisani non sono eredi degli ostrogoti, ma sono semmai divenuti ostrogoti, come ostrogota diventa ogni comunità lasciata a se stessa e nell’abbandono, come diventa chiunque non abbia punti di riferimenti concreti e positivi ed esempi validi, come diventa chiunque non veda rispettata la legge”.

La mancanza delle regole. Ecco, è la mancanza che oggi mi ha fatto imbestialire, durante la riunione al Comune. Non è giornata, chiudo. Speriamo che domani andrà meglio. Buonasera, buonanotte. ‪#‎dovesonocapitato‬?

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